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Ermeneutica e Philosophia Perrennis: l’approccio Gestaltico tra tradizione e psicoterapia contemporanea
Sergio Mazzei Direttore Istituto Gestalt e Body work di Cagliari
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°5 settembre - ottobre 2005, pagg. 32-39, Roma
PREMESSA EPISTEMOLOGICA
Sappiamo dagli studi della Psicologia della Gestalt che l’essere umano, davanti al percepito, crea nella propria mente una rappresentazione dell’oggetto che può anche essere completamente differente da ciò che di fatto viene percepito. La percezione risulta essere un atto altamente selettivo che deforma le cose da quelle che sono. Noi non percepiamo le immagini degli oggetti esterni così come sono ma in realtà applichiamo loro il nostro sistema di valori, la nostra anticipazione derivata da ciò che abbiamo già stabilito nella nostra cultura di appartenenza con le nostre idee e giudizi, con le nostre abitudini ed il nostro modo di vedere. E’ noto come possiamo per esempio porre di più in risalto alcune caratteristiche dell’oggetto e trascurarne delle altre come nelle immagini ambigue
Vaso di Rubin Contorni virtuali di Kanitsa Donna ambigua di Leavitt
Di fatto, come diceva lo stesso Einstein, “.. è la teoria a decidere cosa possiamo osservare”. Possiamo dedurne che la conoscenza non può essere ridotta a una sola nozione, ad una idea assoluta, una teoria definitiva, una percezione certa e così via, in altre parole non possiamo afferrarla oggettivamente. Oltre a ciò noi sappiamo di essere il risultato dell’azione di innumerevoli fattori che sono in conflitto tra di loro e che influenzano la nostra esistenza, il funzionamento e lo sviluppo della nostra visione delle cose. I Polster parlano di “polarities“ da integrare che sono le nostre molteplici polarità intrapsichiche come forte o debole, buono o cattivo, sano o malato, top-dog o under-dog, troppo o troppo poco, ecc. Per Morin vi sono delle polarità fondamentali nella organizzazione cerebrale che chiama principi dialogici: 1) La dialogica analisi-sintesi e digitale-analogica che comanda le operazioni percettive 2) La dialogica bicamerale tra i due emisferi 3) La dialogica tra le istanze triuniche: 1) il rettiliano-istintivo 2) il mesoencefalico-affettivo 3) il corticale-razionale 4) la dialogica tra impulsi ormonali incitatori ed inibitori 5) La dialogica tra simpatico e parasimpatico, ecc.
Questi sono solo alcuni tra i più noti. Le nostre attività cerebrali inoltre non sono sottoposte solo a queste manifestazioni polari o dialogiche, ma vanno aggiunte anche quelle sul piano del nostro pensiero con mille altre incoerenze ed atteggiamenti contradditori, doppi legami, fantasmi, sogni ad occhi aperti e chiusi. peraltro dobbiamo precisare che tale complessità cerebrale non è solo la causa degli effetti conflittuali ma anche dell’eccitazione, dell’ invenzione e dello sviluppo della capacità di superamento dei conflitti. È chiaro pertanto che l’esperienza non è né catalogabile né prevedibile ed ha la priorità su ogni insegnamento psicologico e spirituale poiché questi rappresentano solo una mappa dello scibile umano e non il suo reale territorio come sostiene Korzybsky nella sua formula “la mappa non è il territorio”. Personalmente sono ben consapevole di non poter contare su alcuna certezza di verità, di convivere con la mia confusione e con la mia “illusione egoica”. D’altra parte sono anche convinto che l’esperienza umana abbia delle caratteristiche comuni, universali come il fatto che ogni uomo, io come voi, sperimenta dolore, rabbia, tristezza e paura e ognuno di noi anela al benessere, in qualunque modo si possa manifestare, ed anela alla chiarezza e al superamento delle proprie difficoltà e ogni uomo, gruppo, clan, nazione, razza risponde a questo bisogno in modi differenti.
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