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Le tre componenti dell’attenzione nell’Esicasmo cristianoPaolo Ottavi * (in corso di stampa su: "INformazione Psicologia
Psicoterapia Psichiatria" n. 34) Premessa Quella che presentiamo in queste pagine è una teoria dell’attenzione. Quantunque sia stata estrapolata a partire dalle opere di autori appartenenti ad un contesto particolare —il monachesimo cristiano antico— essa rappresenta comunque una teoria generale —ovvero un sistema di coordinate all’interno del quale è possibile inquadrare e spiegare una serie di dati osservativi— e la cui bontà o meno deve venire valutata come quella di qualunque altra teoria, cioè in funzione della quantità di dati dell’esperienza che riescono a trovare un ordine e un senso all’interno di essa. 1. Che cos’è l’Esicasmo L’Esicasmo
(dal greco esychía, ‘quiete’) è una corrente della
spiritualità cristiano-orientale di stampo prevalentemente monastico.
Ciò a cui ci riferiamo con questo termine è una realtà
che copre un arco di tempo assai vasto: dal IV sec., l’epoca dei Padri
del Deserto e dei grandi legislatori monastici, al 1870, data di pubblicazione
dei ‘Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale’
definitivo suggello dell’Esicasmo russo.
2. Perché l’attenzione? la sfida della preghiera incessante Quali
sono i motivi che portano dei monaci, dediti ad una vita solitaria, con
un minimo di attività manuale di sostentamento, ad opere di pietà
e al rispetto dei comandamenti, a sviluppare un interesse così forte,
ipertrofico —spesso addirittura dismorfico rispetto alle stesse questioni
teologiche— nei confronti dell’attenzione e dei modi per renderla il più
possibile stabile, solida, orientata?
a) ridefinizione della preghiera: orationis status Innanzi tutto essi pervengono ad una ridefinizione di preghiera: non si tratta di formule da recitare, o per lo meno non solo di questo; la preghiera è uno stato, una diàthesis, una disposizione stabile dell’individuo, un modo di essere-nel-mondo, costantemente orientato verso il polo divino. Chiameremo tale situazione esistenziale dell’individuo orante teotropismo. Ciò che qui ci interessa è vedere come essi giungono ad ottenere tale disposizione stabilmente orientata e cosa intendono con il termine prosoché, ‘attenzione’. b) La teoria tripartita dell’attenzione Tra i Padri cristiani, e in modo particolare tra quelli greci, vi è assoluta concordanza nel considerare l’attenzione quale strumento insostituibile ai fini dell’evitamento del peccato, della pratica dei comandamenti e delle virtù, della meditazione e della preghiera; in una parola, dell’intero cammino di autosviluppo cristiano, e specialmente di quello di stampo monastico. Praticamente in ogni autore esicasta troviamo un accenno o una definizione o un elogio dell’attenzione; forse il più famoso è quello scritto da Niceforo il Solitario, considerato l’‘inventore’ del metodo psicofisiologico dell’Esicasmo: discernimento o attenzione al molteplice; concentrazione o attenzione al singolare; orientamento o attenzione al molteplice ed al singolare simultaneamente. Di ognuna di esse a) daremo una definizione, b) forniremo una panoramica delle tecniche atte a svilupparla e c) ne individueremo le finalità, o, meglio, illustreremo le caratteristiche dello stato (di coscienza) ultimo che discende da una perfetta padronanza di quel livello di attenzione. [...]
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