L'ATTENZIONE IN PSICOTERAPIA

COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Giuseppe Sacco *


(in corso di stampa su: "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria" n. 34)

 
 
(estratto dell’articolo)

  
"Ognuno sa cosa sia l'attenzione. E' l'acquisizione da parte della mente, in una forma chiara e vivida di uno di quegli innumerevoli oggetti o serie di pensieri, simultaneamente possibili. La focalizzazione, la concentrazione della coscienza, costituiscono la sua essenza. Essa implica il ritrarsi da qualche cosa per rivolgersi efficacemente ad altro." (W. James, 1890).

 
 

I. INTRODUZIONE

    Abbiamo voluto iniziare con una citazione di W. James sia perché la consideriamo una buona introduzione al nostro argomento, sia per attribuire un omaggio ad un importante autore dello scorso secolo che viene però spesso trascurato, nonostante i suoi lavori siano tuttora attuali e per molti versi ancora stimolanti.
    Come si può vedere il concetto di "attenzione" è uno di quegli argomenti che da vecchia data sono stati affrontati con interesse dagli studiosi. E come tale ha subìto numerose vicissitudini .
    I filosofi e gli psicologi dello scorso secolo lo consideravano un concetto centrale, ponendo spesso l'accento, come lo stesso James, sulla selettività del processo di elaborazione.
    Tuttavia, con la nascita del Comportamentismo nel XX secolo il concetto di attenzione, come tutti gli altri concetti di tipo "mentalistico", è stato del tutto accantonato, finché non è ritornato alla ribalta negli anni '50, in particolare col lavoro di Broadbent "Percezione e Comunicazione " (1958).
    Da allora si è cercato di ridefinire e circoscrivere il concetto di "attenzione". Altre definizioni hanno posto l'accento sulla capacità di selezionare parte delle stimolazioni in arrivo, oppure, per esempio, come sinonimo di concentrazione (Moray, 1969).
    Tuttavia, nonostante le difficoltà e la molteplicità delle definizioni esiste un accordo generalizzato su che cosa è che ci spinge a prestare attenzione ad alcuni stimoli piuttosto che ad altri: infatti, si sceglie di concentrarsi prevalentemente sulle informazioni che al momento sono rilevanti per la nostra condotta e i nostri scopi attuali. Oppure su stimoli "catturanti" l'attenzione, come per esempio, quelli che sono in conflitto con le nostre aspettative, o con un carattere di novità, intensità, incongruità, etc. (Berlyne, 1960).
    Fra le altre ipotesi interessanti proposte in tempi più recenti abbiamo quella per cui l'attenzione costituisce l'insieme dei meccanismi e dei processi che la coscienza, intesa come un sottosistema che opera all’interno della mente per "trattare" l’informazione, usa per controllare l'attività mentale (Bagnara, 1984).
    Negli studi più recenti l'attenzione viene divisa in (Eysenk, Keane, 1995):

    1) attenzione focalizzata e selettiva

    2) attenzione distribuita o divisa.

    La prima è quella che si studia attraverso la presentazione ai soggetti di due stimoli contemporanei, con la richiesta di elaborare e rispondere ad uno solo di essi. In questo modo si acquistano nozioni su come si selezionino alcuni stimoli invece di altri; sulla natura dei processi selettivi e sugli stimoli che vengono trascurati.
    Invece, l’attenzione distribuita si studia presentando almeno due stimoli in contemporanea, ma, questa volta con l'istruzione di elaborarli entrambi. In questo modo si acquistano nozioni sui limiti dei processi di elaborazione e sulle capacità attentive.
    Uno dei grossi limiti della ricerca è costituito dal fatto che la quasi totalità degli studi prendono in considerazione l'attenzione agli "stimoli esterni" trascurando così quasi del tutto l'attenzione agli "stimoli interni" (pensieri, immagini, emozioni, etc.).
    In questo lavoro vogliamo invece proprio soffermarci sull'attenzione agli "stimoli interni" che in psicoterapia costituisce uno dei fenomeni di importanza centrale.

II. L'IMPORTANZA DELL'ATTENZIONE IN PSICOTERAPIA
COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

    Abbiamo accennato alla scarsa considerazione attribuita dalla ricerca sull'attenzione agli "stimoli esterni". Al contrario, in ambito clinico l'osservazione e lo studio dei processi attentivi del paziente orientati agli "stimoli interni" diventa del tutto irrinunciabile.
    Infatti, la conoscenza dei contenuti cognitivo-emotivo del paziente costituisce uno dei passaggi propedeutici fondamentali per una psicoterapia cognitivo-comportamentale.
    Per esempio, i pazienti con un symptom pattern di tipo fobico tenderanno a selezionare più probabilmente i loro processi attentivi verso l'elaborazione di contenuti interni di allarme e pericolo specialmente di tipo fisico; mentre i pazienti con un symptom pattern di tipo depressivo tenderanno a dirigere la loro attenzione più probabilmente verso contenuti interni di perdita, separazione, esclusione, insuccesso, fallimento, etc.; oppure i pazienti con un symptom pattern di tipo "disturbi alimentari" tenderanno alla probabile elaborazione selettiva di "stimoli interni" legati al cibo, alla fame, alla sazietà, alla linea, alle diete, all'aspetto fisico, etc.; mentre i pazienti con un symptom pattern di tipo ossessivo orienteranno probabilmente la loro attenzione verso contenuti interni legati al dubbio, alla pulizia, alla sporcizia, alla ricerca della perfezione, della verità assoluta, etc.
    Il primo passo di strategia terapeutica in questo ambito consiste, generalmente, proprio nell'aiutare il paziente a rendersi conto di queste sue modalità personali, attraverso l'esercitazione all'autosservazione in certe situazioni per lui critiche.
    Solo successivamente sarà possibile, in maniera graduale, aiutare il paziente a spostare e modulare i suoi processi attentivi verso altri contenuti o a "processare" gli stessi contenuti secondo modalità alternative.[...]
 
 
 
 

*Giuseppe Sacco
Istituto di Psicologia
Università degli Studi di Siena
(ritorna)

 

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